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Case popolari, Ater: via al piano vendite per 2.196 immobili

Tra appartamenti e locali per un incasso stimato di 542 milioni di euro: una cifra che corrisponde, più o meno, al debito Ici-Imu accumulato col Campidoglio ( 510 milioni)

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Ater approva il piano di vendite straordinario pensato (anche) per ripagare il debito Ici-Imu maturato nei confronti del Comune di Roma. Come scrive l’azienda di edilizia regionale «il piano di rientro prevede di procedere alla progressiva dismissione di una parte selezionata del patrimonio immobiliare, segnatamente attraverso procedure ad evidenza pubblica, in misura tale da consentire il rispetto delle scadenze proposte per il rientro del debito». Tra locali commerciali e abitazioni occupate senza titolo (per queste ultime si attende il nullaosta della giunta regionale) Ater conta di dismettere 2.196 immobili, per un incasso stimato di 541 milioni 954 mila euro che corrisponde, più o meno, al debito Ici-Imu quantificato in 510 milioni: la differenza, «ovviamente» puntualizza il direttore generale Ater Franco Mazzetto, sarà reinvestita nella manutenzione straordinaria del patrimonio, che resta «la priorità dell’azienda».

Un problema, il caso delle tasse sulla prima casa, arcinoto e datato come dimostra anche il precedente piano di rientro del 2008, ma procrastinato fino alle «estreme» conseguenze: il pignoramento, ad aprile, dei conti correnti aziendali da parte di Equitalia ma per conto del Comune di Roma che appunto, dopo anni di inerzia, ha riavviato le procedure di riscossione del debito nel frattempo appesantito di more e interessi (18,9 milioni solo nel 2015 e solo per l’Ici). Intavolata la rateizzazione con Equitalia, anche Ater «reagisce», per esempio riattivando nei confronti dell’amministrazione comunale – che ancora non ha condiviso e sottoscritto il piano di rientro aziendale – tutti i contenziosi legali che sempre in base agli accordi del 2008 erano stati «congelati»: Ater da mesi dice di vantare un credito di circa 80 milioni che potrebbe essere stornato dal superdebito.

 Tornando alle vendite. Si comincerà coi locali, 1.200 immobili tra negozi e attività commerciali, alcuni liberi altri in piena attività come il Caffè Antonini di via Sabotino in zona Prati (attualmente in affitto) valutato 2 milioni 730 mila euro. Stime Omi, cioè dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate, da aggiornare ogni sei mesi quindi agganciate agli eventuali sbalzi del mercato. «Nessuna svendita» ripete il direttore. Altre cessioni avverranno tra via di Donna Olimpia, piazza Grecia davanti al Villaggio Olimpico, corso Sempione e corso Trieste, e ancora Trionfale, Tomba di Nerone: chiaramente i prezzi cambiano a seconda della zona ma Ater quantifica una valutazione media di 322 mila euro per ciascun locale.

Diverso il discorso delle case occupate, principalmente individuate nei palazzi in cui Ater è inquilino di minoranza, essendo stati gli altri appartamenti già venduti in passato. Per questa tipologia si attende il via libera della Regione intanto comunque l’azienda, come avvenuto per i negozi, riporta il valore medio: 202 mila 371 mila euro ad abitazione. L’elenco c’è, ora si stabiliranno tempi e modi. Senza necessariamente seguire la logica del «tutto e subito», già a settembre potrebbero partire i primi pacchetti-vendita, in modo anche differenziato: forma diretta (asta pubblica) o tramite fondi immobiliari (per esempio Invimit della Regione o Cassa depositi e prestiti).

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