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Con la riforma delle tariffe, bolletta elettrica più cara per l’82% delle famiglie

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Per oltre 24 milioni di utenze domestiche su circa 29,5 milioni, cioè per tutte quelle con consumi annuali inferiori a 2.700 KWh, la riforma della tariffa elettrica appena approvata porterà una maggiore spesa. Il rafforzamento annunciato del bonus sociale basterà a tutelare le famiglie più povere?

Come abbiamo scritto in questi giorni, il 2 dicembre l’Autorità ha approvato la riforma delle tariffe elettriche per i clienti domestici: con un percorso graduale dal 2016 al 2018 si abolisce la progressività, ossia il meccanismo in vigore ad oggi che fa pagare il kWh di meno a chi ha consumi bassi, e si spostano i costi di rete sulla parte fissa della bolletta.

Abbiamo parlato in altri articoli di:

Bolletta più cara per chi consuma meno di 2.700 kWh

In questo ultimo articolo abbiamo mostrato che, come intuibile, le modifiche faranno spendere di più chi consuma meno e meno chi ha prelievi più alti.

Ad esempio un utente con consumi molto bassi, 900 kWh, a riforma completata pagherà – accise e iva escluse – ben 117 euro in più rispetto ad ora, su di una bolletta attuale di 260 euro/anno; mentre un utente che consumi 2.700 kWh l’anno a regime pagherà 19 euro in più l’anno. Rincari che saranno ancora più ampi considerando accise ed iva, dato che quest’ultima imposta si calcola sul totale dell’importo, accise comprese.

Solo per chi ha consumi superiori la riforma porterà un beneficio economico: ad esempio un utente con 3.200 kWh l’anno di consumi nel 2018 risparmierà 42 euro (su una bolletta attuale di 563 euro, sempre escluse accise e iva), mentre per un punto di prelievo con potenza maggiorata e 6.000 kWh di prelievi il risparmio sale a circa 600 euro su una bolletta da circa 1.500.

Oltre 24 milioni di utenti pagheranno di più

Ma quante saranno le famiglie italiane che ci rimetteranno e quante invece ci guadagneranno? La risposta viene proprio dai dati dell’Aeegsi sui punti di prelievo divisi per prelievo annuo, che vedete nel grafico sotto (dove in grigio ci sono gli utenti in D2, la stragrande maggioranza, residenti e con potenza impegnata fino a 3 kW, e in rosso quelli in D3, cioè non residenti o con potenze sopra ai 3 kW).

 

Come si può notare, i punti di prelievo con consumi inferiori a 2.700 kWh l’anno, quelli che avranno una bolletta più cara, sono oltre l’82% dei 29.430.000 utenti domestici italiani. Ci rimetteranno dunque oltre 24 milioni di utenze.

Il bonus sociale sarà rafforzato

 

Anche per ovviare a questo, già nel 2016 viene previsto il potenziamento automatico da parte dell’Autorità del bonus sociale, “in modo che per le famiglie a basso reddito che ne hanno diritto, già dal prossimo anno, non ci sia alcun aggravio di spesa”, spiega l’Aeegsi.

A regime, poi, per neutralizzare ogni effetto, la stessa Autorità ha segnalato a Governo e Parlamento l’opportunità di rafforzare stabilmente il bonus, sia in termini di intensità, portando lo sconto sulla bolletta dall’attuale 20% fino al 35% della spesa, sia con un ampliamento della platea di coloro che ne hanno diritto.

Consumatori preoccupati

Secondo i consumatori però queste sono contromisure troppo vaghe, che arriveranno in ritardo e che non bastano a proteggere le famiglie in difficoltà: “Lo stesso decreto 102 del 2014 che ha dato mandato all’Autorità di fare la riforma prevede che siano introdotte forme di compensazione, rafforzando il bonus – osserva Mauro Zanini di Federconsumatori – il bonus energia però non è stato rivisto dal governo: il disegno di legge sulla competitività prevede che lo si faccia solo nel corso del 2016.”

“Noi – prosegue Zanini – abbiamo sempre chiesto che qualsiasi riforma fossecontestuale ad una revisione del bonus, che abbassi a 10mila euro di reddito la soglia per accedervi, semplifichi le procedure per accedervi e migliori l’informazione, dato che ora solo uno su tre degli aventi diritto lo usa, e soprattutto innalzi lo sconto al 50%. Invece si parte con gli aumenti dal 2016 senza avere un bonus rafforzato.”

link all’art.

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