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Cosa fa la classe politica del Lazio per completare la debacle della politica abitativa?

Dossier SPA (Speciale Politica Abitativa)

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Non facciamo che ripeterci: l’edilizia residenziale pubblica nel Lazio è attraversata da una profondissima crisi, per la quale problemi più che ventennali, presenti nel comparto e mai risolti, hanno letteralmente massacrato un patrimonio immobiliare, molto corposo nei numeri (il più grande patrimonio immobiliare italiano), sia sotto il profilo gestionale che sotto il profilo manutentivo.

Sotto il profilo gestionale l’acquiescenza politica alla morosità più sfacciata, all’occupazione senza limiti, all’incuria gestionale per cui ogni pratica può durare tempi indefiniti, sotto il profilo manutentivo l’acquiescenza ad interventi mai fatti o malfatti (tanto da rendere gran parte del patrimonio quasi diroccato ed in condizioni pietose se non pericolose) hanno provocato una crisi totale in questo comparto, abbattendo i diritti dei cittadini, sia quelli che abitano questo patrimonio in condizioni subcivili, sia quelli che da anni avrebbero diritto a farne parte ma che di fatto vengono quotidianamente respinti per far posto a privilegiati o raccomandati di vario genere.

Data questa tristissima fotografia, abbiamo pensato interessante andare a cercare documentazione regionale sull’edilizia residenziale pubblica nel Lazio, per capire come si muovono i politici che hanno la responsabilità di un comparto così importante per i cittadini.

Cosa fanno i nostri consiglieri regionali per migliorare lo stato dell’arte?

Anno Domini 2009 d.C.

Per prima cosa abbiamo trovato una patinatissima pubblicazione della Regione Lazio sull’argomento con una stupefacente prefazione a cura di Carapella, allora presidente della VIII Commissione Consiliare Lavori Pubblici e politica della casa del Consiglio Regionale del Lazio, che in qualche modo rappresenta la summa dello stato dell’arte del comparto.

Abbiamo pensato di pubblicarla accompagnata da alcune nostre considerazioni.

Il Consiglio Regionale del Lazio il 3 settembre 2002, con l’approvazione della legge n. 30, varava una riforma strutturale del sistema di gestione dell’edilizia residenziale pubblica, dando il via alla trasformazione degli Istituti autonomi case popolari (Iacp) in Aziende territoriali per l’edilizia residenziale (ATER).Cento anni prima, il 31 maggio del 1903, con la legge n.251, fortemente voluta dall’On. Luigi Luzzatti, venivano istituiti gli Istituti per le case popolari che, pur mutando natura e profilo attraverso diversi e successivi passaggi legislativi, come le norme del 1938 e la legge 865 del 1971,sono stati i protagonisti indiscussi della politica della casa nel nostro paese, dal piano Ina Casa al piano decennale Gescal, per arrivare alle legge 167 e ai programmi integrati di ultima generazione.

Con le norme regionali del 2002 gli Istituti autonomi case popolari, strutturati a partire dal 1938 su base provinciale, vengono articolati su sette nuove aziende, attraverso lo scorporo dell’istituto romano in tre aziende (Roma comune, comprensorio Civitavecchia e restante territorio provinciale). Alla guida delle nuove aziende vengono posti dei consigli di amministrazione composti da sette membri scelti, nel rispetto delle minoranze, direttamente dal Consiglio Regionale. La forma giuridica dell’Istituto, ente pubblico non economico con attività prevalente di tipo assistenziale, lascia il posto all’azienda, ente pubblico economico,incaricato di gestire dinamicamente il patrimonio, prevedendone adeguate valorizzazioni e dismissioni, anche per far fronte a deficit e indebitamenti che avevano assunto proporzioni estremamente considerevoli.

Questo quanto affermato dall’allora architetto Carapella, (abbiamo una certa idiosincrasia ad utilizzare l’appellativo “onorevole” e Carapella ci scuserà), e noi ci chiediamo come mai un comparto così importante, che ha prodotto migliaia di case per i non abbienti costruendo interi quartieri che ancora oggi sono un vanto della nostra architettura, possa essere degradato al punto in cui è oggi?

É stata la malagestione alla quale abbiamo assistito in questi anni (interessi politici, morosità continuative, occupazioni senza freni, manutenzione inesistente seppur economicamente gravosissima) che ha ridotto questo patrimonio allo stremo, non il suo, onorevolissimo e indispensabile ruolo assistenziale.

Successivamente al 2002

– si continua –

il Consiglio Regionale del Lazio è intervenuto con numerosi provvedimenti integrativi e modificativi:

  • favorire il pieno ripristino delle regole e della legalità nella gestione del patrimonio delle Ater del Lazio, attraverso il recupero delle morosità e la sanatoria delle occupazioni aventi titolo;

  • affermare criteri di gestione trasparenti dello stesso patrimonio non residenziale e favorire la permanenza di piccolo commercio e artigianato nei quartieri popolari;

  • regolare l’attribuzione di spazi ad associazioni, società sportive, onlus;

  • introdurre il contratto di servizio quale elemento regolatore del rapporto tra la singola Ater e la Regione;

  • aprire le singole aziende alle nuove domande di casaestendendone la capacità di intervento.

Parole, parole, parole…

Così appaiono le affermazioni dell’architetto Carapella che, a nostro parere, dovrebbe arrossire per quanto ha affermato.

Nulla di meno veritiero nelle sue affermazioni.

Dal 2002 ad oggi nelle Ater:

  • non si è raggiunto nessun ripristino di legalità,
  • la settima sanatoria degli ultimi venti anni, quella del 2007 non ha prodotto altro che la totale sicurezza dell’impunità nelle occupazioni,
  • non si sono modificati i criteri di gestione del patrimonio e le pratiche continuano a giacere inevase anche per anni,
  • non è stato regolato nessuno spazio destinato ad associazioni di vario genere, come i giornali hanno largamente dimostrato in questi mesi, e la morosità regna indisturbata,
  • le aziende non risulta abbiano aperto (che cosa, come, perchè) alle domande di case, per cui migliaia di cittadini che hanno fatto domanda di casa e avrebbero diritto ad averla, sono regolarmente presi in giro da una classe politica assolutamente inadeguata al suo ruolo.

Continua Carapella:

Le sette Ater regionali gestiscono, ad oggi, oltre 90 mila abitazioni pari al 21,3 % del totale del mercato dell’affitto a Roma e nella regione. Hanno, dunque, un peso specifico rilevante e verso di esse si indirizza l’attenzione di chi è chiamato istituzionalmente a dare risposte a una domanda sociale di abitazioni fattasi sempre più forte negli ultimi anni per fattori strutturali, quali dinamiche demografiche e migrazioni, tendenze immobiliari e relative bolle speculative,rigidità e asfissia del mercato dell’affitto.

Con il sostegno del Presidente del Consiglio Regionale Guido Milana, la VIII Commissione consiliare Lavori pubblici e politica della casa, cui spettano compiti di monitoraggio e vigilanza sulle Ater, a cinque anni dall’approvazione della legge 30, ha messo in campo una specifica attività di indagine conoscitiva sullo stato di salute dell’edilizia pubblicanella nostra regione, per valutarne effetti e risultati al fine di individuare i problemi prodottisi nel sistema di gestione del patrimonio residenziale pubblico.

L’attività di ricerca, durata più di un anno, è stata condotta sulla base delle indicazioni della Commissione consiliare da un soggetto indipendente, il Cresme ricerche, che si è avvalso della collaborazione delle Ater, cui va il nostro ringraziamento. Uguale ringraziamento va al servizio legislativo del Consiglio regionale che ha sempre generosamente supportato il lavoro della Commissione.

Il presente rapporto finale restituisce a tutti i soggetti istituzionali, gli operatori economici e i protagonisti sociali del settore, una fotografia vera e compiuta della consistenza, dello stato di salute e delle problematiche aperte nel comparto case popolari della Regione.

Si tratta di un materiale vivo che riteniamo utile divulgare e proporre alla lettura di tutti, con l’obiettivo di favorire una discussione fattiva, basata sui numeri e sulla conoscenza reale di potenzialità e criticità. Una riflessione utile per chiunque voglia cimentarsi con il tema all’ordine del giorno: una nuova legge regionale sul diritto all’abitare, per dare risposte nuove a un bene primario, la casa.

Chiacchere, chiacchere, chiacchere.

Tutta l’attività di ricerca magnificata dal consigliere Carapella, non ha prodotto nulla che non fosse già tristemente noto agli addetti ai lavori e a chi aspirerebbe ad entrare in questo patrimonio, avendone pieno diritto, quanto a risultati pratici, meno che zero.

Questo studio è stato utile solo a chi ha fatto la ricerca e a chi la ha pubblicata. Nel rispetto di coloro che hanno portato a termine un incarico a loro affidato, ci permettiamo di osservare che vorremmo consiglieri regionali meno agiografici, meno demagogici e più coscienti di dovere raggiungere risultati che incidano positivamente sulla vita dei cittadini laziali.

Esaurito Carapella vediamo l’operato dell’assessore alle politiche abitative Fabio Refrigeri.

Cosa troviamo? Non abbiamo trovato pubblicazioni patinate e raffinate (fatto positivo, meno soldi buttati) e ci dobbiamo accontentare di alcune dichiarazioni rilasciate a Marco Tribuzi – dell’Agenzia di Stampa DIRE – il 7 febbraio 2015.

Realizzare a Roma 2.000 alloggi popolari con i 198 milioni di euro appostati dalla Regione nella delibera per l’emergenza abitativa è una cifra credibile, dichiara l’assessore regionale

Chi li ha visti, ci chiediamo noi? Dove sono i cantieri? Se ce ne sono quali sono i tempi di realizzazione? Ricordiamo che Ponte di nona ha visto la luce dopo 29 anni di lavori.

Dopodiché penso

- continua Refrigeri -

che non tutti i bisogni relativi all’abitare stiano dentro questa delibera ma anche dentro altre azioni. Ad esempio una parte di quegli ottomila alloggi si può affrontare con altre misure: abbiamo fatto un fondo da 7,5 milioni per giovani coppie che vogliono acquistare casa, l’housing sociale e regolamentare meglio l’edilizia agevolata, tutelando di più il cittadino acquirente”.

Simo sicuri che le giovani coppie, con lavori per lo più precari, possano accedere ad un mutuo? Noi ne dubitiamo.

Per quanto riguarda il cosiddetto housing sociale, l’assessore sa che utilizzando questo strumento, si sono raggiunti affitti più alti che nel libero mercato? Circa mille euro ad abitazione in zone del tutto periferiche.

E poi:

La situazione nella Capitale è bloccata dall’assenza del censimento ma l’assessore Danese sembra volerlo fare in tempi abbastanza rapidie poi va verificato se c’è altro patrimonio di Roma Capitale rispetto alle prime indicazioni date: noi siamo già disponibili con Ater a chiudere. Le prime indicazioniriguardano nove scuole dismesse, quando era assessore al Patrimonio, Luigi Nieri, dalle quali sembra si possano realizzare circa 500 nuove abitazioni.

Parole in libertà? Si, parole in libertà.

Case disponibili sono merce rara, e quelle che ci sono vengono quasi sempre occupate da gente senza scrupoli ed il Comune di Roma non conosce neanche il proprio patrimonio: come si può pensare ad interventi seri?

Ma è possibile che la classe politica non sappia fare altro che demagogia senza riuscire a risolvere nessun problema, per il quale si sa da anni quale è la soluzione?

Ultimo coniglio dal cappello dell’assessore Refrigeri: orgogliosamente Refrigeri fa approvare dalla Regione Lazio una delibera in attuazione del Programma per l’Emergenza Abitativa, la peggiore delibera approvata in questi anni.

Ancora una volta le istituzioni decidono di premiare le occupazioni organizzate dai movimenti di lotta, quei movimenti che in diverse occasioni hanno messo a ferro e fuoco la nostra città, consentendo loro di ottenere case popolari.

Mentre si chiedono specifici requisiti a chi chiede in modo legittimo una casa, la casa popolare viene concessa ai soli occupanti organizzati dai cosiddetti movimenti di lotta solo perché sono occupanti.

Così i cittadini, che rispettano le regole emanate da queste stesse istituzioni, vedono allontanarsi ancora una volta la possibilità di avere la casa alla quale hanno teoricamente diritto in favore dei protetti dai movimenti.

E il PD romano plaude a questa splendida delibera.

Perché tutelare la legalità? Per questa classe politica la legalità è un valore desueto, se non un disvalore.

A chi aspira ad una casa popolare nel Lazio, avendone diritto, verrebbe da dire “ lasciate ogni speranza voi che entrate”.

Povera Roma, povero Lazio, povera politica abitativa.

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