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DA ASSISI AL CARCERE DI CAPANNE IL PROGETTO AINC: “UN NOTAIO PER LE CARCERI ITALIANE”

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ASSISI – “Un notaio per le carceri italiane”. Sorride soddisfatta Bernardina Di Mario, la direttrice del nuovo complesso penitenziario di Capanne, mentre sottoscrive il protocollo d’intesa che mette al servizio dei cittadini meno abbienti la professionalità e la competenza dei notai per l’assistenza giuridica dei detenuti. Tutto si svolge in pochi minuti nella sala del teatro dell’istituto “Serafico”, dove la direttrice Francesca Di Maolo, accoglie con il suo accattivante sorriso gli ospiti. Sono i notai Roberto Dante Cogliandro, presidente dell’Ainc (associazione italiana notai cattolici), il responsabile Ainc dell’Umbria, Marco Galletti, Maria Rosaria Russo e Luigi Vaccaro. E’ un progetto pilota di assistenza volontaria e gratuita dell’Ainc a sostegno dei detenuti. L’iniziativa si rifà allo spirito delle parole del Papa, che recentemente ha condannato pena di morte, ergastolo e custodia cautelare, richiamando l’attenzione di tutti sulla necessità di tornare alla dimensione morale della giustizia «che non è strumento di odio sociale, vendetta di classe, strumento di governo politico o d’interesse personale, ma è espressione – sia pur umana – di una più alta giustizia». Commenta Marco Galletti: «Le parole del santo Padre sono state un elementopropulsore e condividiamo la contrarietà della chiesa cattolica sulla pena di morte, nonché la rivisitazione della normativa sull’ergastolo. Come notai cattolici, a noi interessa essere presenti nei luoghi dove, purtroppo, si annidano le difficoltà della società, dove ci sono emarginazione e problematiche di riabilitazione. La nostra presenza cristiana può dare un contributo sotto l’aspetto giuridico. Lo stesso progetto, un po’ più articolato, sarà attivato anche nelle parrocchie delle diocesi della regione, dove ci sono persone anziane e sole, spesso titubanti davanti alla figura del notaio. Il disegno “Un notaio per la parrocchia” prenderà il largo fra circa un mese. La prima diocesi sarà quella di Perugia. Abbiamo già preso contatti con il vescovo ausiliario, monsignor Paolo Giulietti». Quanti sono i notai a disposizione del progetto?«E’ una bella realtà in Umbria: siamo 64 notai nei distretti di Perugia, Terni, Spoleto e Orvieto. Circa la metà è iscritta all’Ainc e ci consentirà di offrire un buon servizio. Tutti aspettano il nostro input per fare qualcosa di concreto». Un’iniziativa che è segno di un’encomiabile sensibilità, civiltà e attenzione da parte dei notai cattolici. Un grande ombrello per riparare dal diluvio chi è in difficoltà nei momenti più delicati della vita. «Il nostro interesse – continua- è assistere i cittadini, tutti, affinché siano in grado di tutelare al meglio i propri interessi; assisterli, renderli parte attiva e decisori consapevoli, sempre. Anche quando si è privati della libertà per sonale». L’Ainc fornirà indicazioni utili per la risoluzione di problemi giuridici in materia successoria, civile, societaria, patrimoniale anche attraverso la predisposizione di atti notarili tra cui, ad esempio, riconoscimento di figli, vendita di autoveicoli, procure, etc. Ai richiedenti resta da sostenere la spesa per le tasse inerenti gli atti. La direttrice del carcere avrà il compito di segnalare i detenuti bisognosi di consulenza notarile, di favorire l’ingresso dei notai nella struttura circondariale e di mettere a disposizione locali idonei per esercitare tali attività. La Convenzione non prevede oneri economici a carico dell’Amministrazione penitenziaria, ha durata biennale ed è tacitamente rinnovabile. «E’ la prima convenzione a livello umbro –aggiunge Marco Galletti- e adesso affrontiamo i primi profili organizzativi e saremo operativi dalla fine di questo mese». Perché questo protocollo è firmato presso il centro di riabilitazione del Serafico e non al carcere di capanne? Sorride Galletti: «L’istituto Serafico è la nostra sede nazionale ed è stata scelta in occasione della fondazione dell’Ainc, nell’aprile 2014, perché questo è un luogo dove c’è tanta sofferenza. Qui ci sono bimbi ciechi e con gravi deficit cognitivi, assistiti con grande amore. Il Serafico è la nostra grande casa». La direttrice del carcere è consapevole che, con questa convenzione, non solo si rafforzano i legami col territorio, ma si cura anche un sistema di rete con le istituzioni e con tutte le risorse presenti nella realtà locale. «Il percorso di rieducazione e recupero di un detenuto –afferma Bernardina Di Mario- passa attraverso la cura della persona in tutti i suoi aspetti. La persona che deve sostenere la pena in carcere vive una condizione di vita priva di coordinate spazio-temporali. Alla pena dettata dalla legge, si aggiunge la dura prova della detenzione dove la costruzione di un progetto di vita è spesso e talvolta ostacolato. L’assistenza offerta dall’Ainc è pertanto un’occasione importante di ascolto e di mediazione tra la vita dentro il carcere e il mondo esterno».

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