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La Cassazione ammette l’evasione di sopravvivenza

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Via libera della Corte di Cassazione all’evasione fiscale per sopravvivere. Un’azienda potrebbe evitare di pagare quanto dovuto al Fisco se ciò facendo mina un bilancio già in sofferenza per le inadempienze della P.A.. 
 
La suprema Corte, scrive La Stampa, ha annullato l’ordinanza con cui il Tribunale di Pescara aveva disposto il sequestro preventivo sui beni di una società di costruzioni che non aveva versato l’Iva per l’esercizio 2011 per 170 mila euro. I giudici di ultimo istanza hanno così accolto il ricorso contro l’ordinanza basato sul presupposto che il sequestro avrebbe fatto chiudere baracca e burattini pur potendo vantare crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni per 3,9 milioni di euro. 
 
Per i giudici di Piazza Cavour la decisione del tribunale è stata affrettata e non avrebbe “nemmeno spiegato le ragioni poste a sostegno della propria decisione”. Inoltre l’azienda ha presentato documenti che dimostrerebbero il tentativo di mantenersi in regola. Quindi la P.A. dopo aver portato in rosso i conti societari non può chiedere indietro quanto dovuto. 
 
In base ai dati di Banca d’Italia i debiti nel 2011 i debiti della pubblica amministrazione ammontavano a 91 miliardi di euro. Eppure sempre in quell’anno quasi 4 mila imprese sono fallite a causa di debiti verso lo Stato. Sebbene gli ultimi dati del Mef rassicurano – ad agosto scorso le pendenze arretrate erano scese a 38,6 miliardi – i tempi di attesa sembrano destinati ad aumentare di nuovo. Mentre i termini di pagamenti imposti sono di 60 giorni, la media è vicino al centinaio.

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