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Pallidi raggi di un eclissi permanente

Lettera aperta al Sindaco di Roma

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Caro sindaco, cara Virginia, sei la seconda donna eletta nelle aree apicali della politica laziale. Prime di te la Polverini.

Come donna, dovrei essere felice che delle donne siano riuscite ad occupare gli scranni più alti della regione Lazio, anche se non ho contribuito ad eleggerti.

Invece no. Purtroppo.

Dopo la Polverini ed il suo mortificante governatorato (almeno per me), ho pensato che nessuna donna sarebbe stata altrettanto imbarazzante: invece no, devo ammettere che la stai battendo (sempre almeno per me).

Cerco di spiegarmi meglio.

Quando sei stata eletta, nessuno pretendeva dei miracoli, ma tutti i romani speravano che la città, seppur lentamente, sarebbe migliorata e che una donna giovane e piacente ci avrebbe ricominciato a far sorridere.

Invece mi sono trovata di fronte una donna che a me pare scioccamente arrogante, (ti abbiamo scritto e non abbiamo mai ricevuto una risposta) non solo, mi permetto anche di notare che l’empatia non rientra tra le tue doti: però questo è un dato caratteriale del quale probabilmente non si può farti carico.

Tornando a noi in primo luogo mi hai ripetutamente delusa quando hai mancato ai tuoi doveri istituzionali offendendo senza motivo istituzioni o simboli della nostra storia: sei un sindaco e certi rituali sono un tuo preciso dovere per ricordare a noi tutti che la forma spesso è anche sostanza. Che senso ha offendere gli ebrei o i cattolici o far mancare una presenza istituzionale alle Fosse Ardeatine? Pensi che sia un buon esempio per i giovani della nostra città? Scusami, ma io non lo credo.  Infatti stai insegnando loro che il tuo ruolo non presuppone doveri (meglio o sci che le fosse ardeatine), allora perché i nostri giovani dovrebbero considerare importante il proprio dovere? Molto meglio il piacere. Scusami, ma ritengo che tu abbia dato un pessimo esempio.

Per quanto riguarda la vita quotidiana di noi cittadini romani, il tuo mandato risale a circa trecento giorni fa: infatti sei stata eletta il 5 giugno 2016. In trecento giorni speravo in qualche risultato.

Eppure:

  • Roma è sempre più sporca e molti quartieri a causa della sporcizia, della mancanza di spazzamento, dei cumuli di rifiuti ammassati dovunque, (intorno ai cassonetti, lungo tutte le strade, all’interno di ogni spicchio di verde, sui marciapiedi dissestati) sono invivibili;
  • I bagni pubblici che mancano di manutenzione e sono inagibili per il degrado che rappresentano;
  • L’invasione di animali, topi, cinghiali, insetti di ogni tipo, piccioni in quantità industriale, gabbiani, tutte bestie che vivono della nostra immondizia, mettono quotidianamente a rischio la nostra salute;
  • I trasporti che fanno acqua da tutte le parti, ingressi delle metropolitane nauseanti per la sporcizia ed il degrado, autobus sfasciati, sporchi, in perenne ritardo, strapieni nelle ore di punta, modello carri merci, con periferie abbandonate a sé stesse, per non parlare dell’epidemia degli incendi e dei pezzi che gli autobus perdono lungo i loro percorsi;
  • L’edilizia residenziale pubblica abbandonata alla criminalità, organizzata o no, in cui chi avrebbe diritto da decenni ad una casa viene regolarmente bypassato da chi occupa, o paga per entrare o si appoggia a movimenti che hanno fatto della violenza e del ricatti la loro arma vincente;
  • La fisionomia della nostra città offesa da muri totalmente imbrattati da scritte, scarabocchi spesso osceni che deturpano anche le vestigia di Roma nella totale indifferenza della tua amministrazione e che rendono la nostra città ulteriormente degradata e invivibile;
  • Lo stato delle nostre strade aberrante, tutti gli annunci fatti da voi non trovano riscontro nella città:  i marciapiedi sono in gran parte  impraticabili; buche, voragini, dissesto diffuso del manto stradale,  lavori mal segnalati, segnaletica mancante, non più leggibile o cancellata da altre scritte, radici che alterano gravemente l’asfalto di marciapiedi e strade sono la quotidianità di noi romani.

In sintesi a trecento giorni circa dal tuo insediamento questa è la nostra città, questa è Roma che tra l’altro è la capitale d’Italia.

Perdonami, ma col cuore in mano mi chiedo e ti chiedo: sei forse preda di chi ti ha aiutato a diventare sindaco di Roma e devi adeguarti a un qualche disegno a te estraneo? O sei veramente incapace di dare un forte segnale di capacità manageriale, da te dovuta ai romani? Per ora sei sempre stata presa da lotte interne e dimissioni a catena, ma i romani non meritano questo.

Da donna, sommessamente mi chiedo se non sarebbe un grande atto di intelligenza fare un passo indietro: perché continuare a deluderci e danneggiare una città che non se lo merita?

Perché mi costringi a rimpiangere che sia stata eletta una donna come primo cittadino di Roma?

Puoi sempre tornare ad esercitare la professione di avvocato.

Con mota delusione

Patrizia Behmann
Presidente Uniat

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