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Politica abitativa latitanza colpevole

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Si vedranno in settimana, Virginia Raggi e il ministro Marco Minniti per parlare della politica abitativa della nostra capitale. Devo confessare che come rappresentante di Uniat aps Lazio ho avuto un brivido. Mi è sorta spontanea una domanda accompagnata da alcune riflessioni.
In primo luogo la dottoressa Raggi sa cosa sono le politiche abitative? Per un lungo periodo l’assessorato delegato è rimasto privo di guida politica e il neo assessore, dopo il suo insediamento, non ha mai ritenuto di sentire le associazioni degli inquilini, fosse soltanto per ampliare il numero di informazioni in suo possesso.
Ribadiamo che nell’anno trascorso nessun provvedimento sembra essere stato preso per migliorare un comparto fortemente asfittico e degradato.
Nel disastro delle politiche abitative del Lazio anche la regione è la prefettura hanno la loro pesante fetta di responsabilità.
Venti anni di sanatorie di un abusivismo diventato regola, venti anni di sostanziale assenza di assegnazioni a chi aveva bisogno e diritto, venti anni circa di acquiescenza e legittimazione a movimenti che con la violenza e l’illegalità hanno dettato le loro regole ad uno stato che nella nostra regione ha fatto un passo indietro facendo finta di non vedere e non sentire hanno portato al disastro attuale.
Specialmente Roma, ma tutto il Lazio hanno bisogno di cambiare passo: basta con le occupazioni continuative del patrimonio pubblico, l’Ater riprenda il suo ruolo di gestore di un patrimonio molto corposo ma completamente abbandonato a se stesso, la polizia entri nelle case popolari di tor bella monaca,di ponte di nona, di Tiburtino terzo, di corviale e di tutti gli altri comparti di ediizia economica e popolare a ripristinare diritti e regole, la prefettura la smetta di coccolare con la scusa dell’ ordine pubblico, movimenti di destra e sinistra accumulati da violenza, illegalità e scorrettezza.
Sarebbe opportuno che una classe politica sempre più debole, evanescente e troppo spesso impreparata ricordasse che i privilegi di cui gode hanno un senso solo se il suo operato e utile alla collettività.
sessantamila appartamenti ( questo è incirca il patrimonio pubblico di Roma) ben governati abbatterebbero di molto la cosiddetta emergenza abitativa, che negli anni e stata trasformata in dato strutturale, e ridarebbero dignità di cittadini a tutti gli abitanti delle case popolari costretti troppo spesso a soggiacere a regole dettate da gruppi di potere locale che tutelano interessi particolari del tutto difformi dalla regole teoricamente dettate dalle istituzioni.
Per una seria politica abitativa forse servirebbe un commissario straordinario che assommi in se il potere comunale, regionale e prefettizio e che operi nell’interesse della legalità senza essere condizionato dalle prossime scadenze elettorali.
E sono certa che se qualcuno leggerà queste poche righe cercherà di dimostrare che sono frutto di un pensiero fascista. E non è vero.

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