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Sfratti per morosità: fenomeno sempre allarmante. A Roma le maggiori criticità. La nostra lettera al Sindaco di Roma Capitale Virginia Raggi

A Roma l’affitto incide oltre il 40% sul reddito da lavoro dipendente ed il 50% sul reddito da pensione con una media di 687 euro al mese

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LetteraLeggi la lettera a Virginia Raggi, Sindaca di Roma Capitale


Luglio 2016

I dati del Ministero dell’Interno sui provvedimenti di sfratto relativi all’anno 2015 e del “Rapporto Immobiliare 2016” dell’Agenzia delle Entrate sulle locazioni immobiliari condotto anche su Roma non fanno che confermare quanto andiamo sottolineando da ormai qualche anno: nelle città ad alta tensione abitativa del Lazio, ed in particolare a Roma, i costi di gran parte degli affitti privati non sono compatibili con i redditi di troppi dei nostri concittadini.

Questa incompatibilità ha prodotto un fortissimo aumento dei provvedimenti di rilascio di immobili ad uso abitativo (sfratti) dovuti alla morosità. Un aumento del 23,7% rispetto al 2008, l’ultimo anno prima della crisi economica.

Dai dati forniti dal Ministero degli Interni e da Istat il maggior numero delle sentenze di sfratto si concentra in Lombardia con 12.308 provvedimenti, mentre il Lazio si guadagna il secondo posto con 8.745 sfratti pari al 13,5% degli sfratti decretati in Italia.

Fonte: Ministero dell'Interno

Fonte: Ministero dell’Interno

La pesante crisi economica che dal 2008 ha colpito la nostra nazione producendo forti ricadute negative sia sul fronte occupazionale che su quello sociale, con una pesante riduzione del reddito per centinaia di migliaia di famiglie, ha provocato, in molti casi, una concreta difficoltà a pagare il canone di locazione, come dimostrano i dati sugli sfratti.

Si pensi solo che in Italia, nel 2015, il rapporto tra sfratti emessi e numero famiglie è di 1 ogni 399 famiglie, un rapporto molto più basso rispetto al rapporto che si era registrato negli anni pre-crisi con una sofferenza famigliare molto più acuta.

Fonte: Ministero dell’Interno  “GLI SFRATTI IN ITALIA: ANDAMENTO DELLE PROCEDURE DI RILASCIO DI IMMOBILI AD USO ABITATIVO”  Anno 2015

Fonte: Ministero dell’Interno
“GLI SFRATTI IN ITALIA: ANDAMENTO DELLE PROCEDURE DI RILASCIO DI IMMOBILI AD USO ABITATIVO”
Anno 2015

Come già accennato, il motivo principale degli sfratti per morosità è dato dall’impossibilità sopravvenuta di provvedere al pagamento del canone locativo per la perdita o la consistente riduzione della capacità reddituale del nucleo familiare.

A questa morosità, detta morosità incolpevole, si è tentato di provvedere con una legge nazionale del tutto inefficace e insoddisfacente, che lascia le famiglie della nostra regione in balia di sé stesse e delle proprie debolezze. Nella nostra città le pastoie burocratiche ed i tempi elefantiaci prescritti dalla legge hanno reso possibile erogare almeno una decina di contributi in un anno e mezzo circa: si è raggiunto un obiettivo fantastico!!!!

Parlando seriamente, ci troviamo di fronte ad una legge che non produce risultati e per questo è vergognosa. A nessun cosiddetto politico è venuto in mente di modificare una legge tanto malfatta?

O di dare le dimissioni a vita per palese incapacità?

Nel frattempo gli sfratti per morosità continuano a produrre tragedie famigliari nella indifferenza e nell’andazzo generale., a parte qualche titolo di giornale. Ancora una volta Roma è alla testa delle classifiche negative: è la città nella quale il canone libero è il più alto (823,74 € mensili per una media di 83,7 metri quadri) con una incidenza del 59,2% sul reddito da pensione e del con il 48,2% sul reddito da lavoro dipendente. Non andiamo molto meglio con il canone concordato, dove ancora una volta la capitale d’Italia vince il primo premio per il peso dei propri canoni.

Nell’esprimere ancora una volta la nostra profonda preoccupazione per il numero di sfratti per morosità che si determinano a Roma, vogliamo sottolineare che una soluzione a questo problema esiste, soluzione semplice ma non congeniale a buona parte della classe politica.

Roma ha un patrimonio pubblico (ERP) di circa 70.000 alloggi tra Ater, Comune e Demanio, (il più grande patrimoni immobiliare italiano) che con una gestione corretta ed efficace può tranquillamente produrre più di 1000 alloggi l’anno da reimmettere ed assegnare agli aventi diritto. È più che evidente che con mille alloggi l’anno assegnati con regolarità l’emergenza non avrebbe vita lunga.

Per raggiungere questo obiettivo va, per prima cosa, intrapresa una lotta serrata nei confronti degli abusivi, che la politica, con sette sanatorie legiferate negli ultimi venti anni, ha abituato a considerarsi padroni di questo patrimonio. Basta con i passaggi illegittimi degli appartamenti, la loro rivendita, le morosità continuative, le inadempienze amministrative e le finte divisioni famigliari, le raccomandazioni dei parlamentari, dei consiglieri regionali, dei consiglieri comunali dei consiglieri dei municipi e forsanche degli amministratori di condominio.

In secondo luogo deve essere stilato un unico bando per l’assegnazione delle case popolari, senza nessuna riserva, ribadiamo, senza nessuna riserva, nel quale confluiscano tutti coloro che hanno la necessità ed i requisiti per entrare nell’ERP. I controlli per le assegnazioni devono valere per tutti coloro che chiedono un alloggio di edilizia residenziale pubblica, nessuno escluso. Anche gli occupanti dei movimenti si devono adeguare a queste regole: non possono pensare di avere più diritti di chi ha rispettato le leggi comunali. Deve essere data massima trasparenza alle assegnazioni delle case pubbliche, con la pubblicazione in tempo reale di tutte le case assegnate e con i nominativi degli assegnatari e le loro caratteristiche. Si deve interrompere il malcostume di nominare presidenti e membri dei consigli provenienti dalla stessa politica, con le logiche cencelliane di sempre, individuando una classe dirigente con i requisiti e le capacità e la volontà necessarie a far funzionare questo importante comparto. Si continui nella chiusura dei residences recuperando danaro pubblico da reinvestire nelle manutenzioni.

Ricordiamo che negli ultimi dieci anni si sono buttati dalla finestra 41 milioni di euro all’anno, senza che nessuna istituzione si sia scagliata con determinazione contro questa vergogna. Intraprendere il percorso da noi delineato farebbe ridurre gli sfratti per morosità velocemente, ma è chiaro che potentati polìtici o feudi personali fondati sull’illegalità perderebbero il peso oggi raggiunto.

È PIÙ LUCROSO PIANGERE UNO SFRATTATO CHE ELIMINARE GLI SFRATTI

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